Tor Vergata scopre un farmaco che cattura il Sars-Cov-2

Tor Vergata scopre un farmaco che cattura il Sars-Cov-2

Università Tor Vergata: 

Scoperto un farmaco che 
cattura il virus Sars-Cov-2

Riportiamo dal comunicato ufficiale del marzo 2021 della Seconda Università della 
città Roma quanto segue: 
Si chiama “I3C” e frena l’uscita del virus dalle cellule. 
Lo studio è stato pubblicato 
su Cell Death & Disease, testata del gruppo Nature.
Le Multinazionali del settore permetteranno il suo sviluppo e utilizzo per tutti?

La rivista scientifica citata ha pubblicato uno studio internazionale sul COVID- 19  coordinato dalla Università di Tor Vergata in collaborazione con l’università del Nevada, USA.  Il team di ricerca ha identificato una classe di enzimi necessari al virus SARS-CoV-2 per uscire dalle cellule infettate e diffondersi a tutti i tessuti dell’organismo, e sta studiando come bloccare il virus e la sua diffusione nel corpo umano. Naturalmente, il farmaco dovrà essere testato in studi clinici con pazienti Covid-19 per valutare rigorosamente se può prevenire la manifestazione di sintomi gravi e potenzialmente fatali. Stiamo parlando di un’opzione per il trattamento, in particolare di pazienti che non possono essere vaccinati, e la scoperta è di fondamentale importanza per salvare sempre più vite umane e contribuire ad una migliore condizione e gestione della salute pubblica.

«I ricercatori hanno dimostrato che i livelli di questi enzimi sono elevati nei polmoni dei pazienti e in altri tessuti infettati con il virus. Lo studio ha anche identificato alterazioni genetiche rare nei geni codificanti per queste proteine in un sottogruppo di pazienti (circa 1300) con forma grave della malattia selezionati dalle coorti dei Consorzi Internazionali: COVID Human Genetic Effort, French COVID Cohort Study Group, CoV-Contact Cohort, e Healthy Nevada Project. Queste alterazioni aumentano l’attività degli enzimi e favoriscono l’uscita del virus infettante.

Il team ha dimostrato che l’attività di questi enzimi può essere inibita da un composto naturale e ben tollerato dall’organismo umano, noto come Indolo-3 Carbinolo (I3C), e quindi potenzialmente utilizzabile come antivirale in forma singola o in combinazione con altre terapie. Il composto I3C si è dimostrato capace di bloccare, in vitro, l’uscita e la moltiplicazione del virus dalle cellule infettate».

“Dobbiamo pensare a lungo termine”, affermano i ricercatori. «I vaccini, pur essendo molto efficaci, potrebbero non esserlo più in futuro, perché il virus muta, e quindi è necessario disporre di più armiper combatterlo. La scoperta su I3C è importante, e vanno avviati studi clinici per dimostrare la sua potenziale efficacia. Sarà importante valutare se I3C possa anche ridurre le gravissime complicazioni cliniche che molti pazienti sperimentano dopo aver superato la fase acuta dell’infezione. Questo rappresenterà un grave problema negli anni a venire, che dovremo gestire e si dovrà andare avanti nella ricerca farmacologica, per identificare ulteriori composti e terapie efficaci  per il  Covid-19, e per altri virus che saremo chiamati ad affrontare in futuro».

C’è da essere orgogliosi del lavoro svolto da professori e scienziati del nostro territorio. In quanto cittadini, impegnati nella realizzazione e diffusione di questo giornale digitale del VI municipio, amiamo ricordare come le leggi del mercato capitalista regnano e condizionano anche la lotta al Covid e quando si afferma il primato dell’economia sui diritti inviolabili dell’uomo, tra cui il diritto alla salute, si lascia il pianeta colmo di bare e  fosse dei cimiteri da riempire. Lo scopo della ricerca pubblica e gli scopi del mercato diventano giorno dopo giorno apertamente conflittuali: da tempo l’obiettivo delle grandi industrie farmaceutiche è quello di ridurre la sanità pubblica ad un cliente da spremere in ogni momento della vita. Lo ha affermato candidamente Alessandro Barbano nel corso di una puntata del programma di Giovanni Floris: c’è da augurarsi che il profitto da parte delle grandi industrie farmaceutiche, così che alla prossima pandemia si sarà più attrezzati, eliminare i brevetti significa fare in modo da diventare una grande Unione sovietica.

L’egregio lavoro dell’Università Tor Vergata alla fine del suo iter sarà prodotto con denaro pubblico e regalato alla solita multinazionale del farmaco per continuare il ciclo della speculazione commerciale? Oppure se realmente efficace potrebbe far diventare obsoleti nel tempo miliardi di fiale di vaccino anticovid? Come la prenderebbero questa notizia gli azionisti delle grandi case farmaceutiche? La lotta per una sanità pubblica e indipendente dalle grandi multinazionali continua a partire anche e soprattutto dalla petizione che, come giornale, abbiamo sottoscritto e dalla manifestazione del 22 maggio (ore 14:00 piazza della Repubblica) a cui ci sentiamo di dover partecipare.

Roberto Catracchia

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