Una campagna elettorale “azzoppata”

Una campagna elettorale “azzoppata”

La campagna elettorale è cominciata. O meglio, a seguito dell’annuncio, da parte di tutte le forze politiche della scelta dei propri candidati a sindaco, possiamo dire che ci siamo. Si voterà, come ogni cinque anni, per il rinnovo della carica di Primo Cittadino, dei consiglieri in Aula Giulio Cesare, dei consiglieri municipali e dei Presidenti di municipio (orrendamente chiamati “minisindaci” dalla pubblicistica che conta).

Cosa ci dicono i protagonisti del “singolar tenzone” e cosa ci nascondono per il futuro della città? Nell’ascoltare i loro slogan ci sembra che i candidati più che raccontare se stessi, pensano ad attaccare i reciproci concorrenti.

Un fatto ricorrente in politica, ma il post-covid non sarà una passeggiata di salute per la tenuta civile e sociale della città, e il solo atteggiarsi ai primi della classe per i limiti degli avversari, denota solo pochezza e miopia culturale, nonché deficit di idee. Dato che la stampa non ne fa, rivolgiamo noi delle domande ai candidati: i fondi europei (del PNRR) saranno l’ennesima occasione per indebitare la periferia? Cosa si cela dietro l’emergenza occupazionale, dietro il crollo dei servizi pubblici, l’abbandono delle periferie, secondo voi? Se i candidati non rispondono alla madre di tutte le questioni, se non ci dicono quale è il loro contributo per un piano pubblico per il rilancio del lavoro e dei servizi, di cosa altro vogliamo parlare? Forse del nulla, dell’adolescenza di Calenda o delle primarie o del candidato ventriloquo della Meloni. Quindi del nulla.

Il comune e il municipio potrebbero essere un volano per coordinare un piano occupazionale per lavoro e non per assistere colpevolmente al crollo dell’occupazione (vedi la fine del blocco dei licenziamenti) al fine di fare sinergia tra bisogni pubblici e privati insoddisfatti.

Se dove prima c’era una cassiera oggi c’è un totem telematico, chi assorbe quella persona licenziata?  Qualche multinazionale? Oppure quelle aziende che ricevono commesse pubbliche dallo stato e dal comune e poi trasferiscono la sede all’estero? Non ci prendiamo in giro. Serve un piano pubblico di rilancio del lavoro vivo nei servizi e nella manutenzione del territorio, nella sanità, nel ciclo dei rifiuti, nei trasporti e nei servizi alla persona; serve dichiarare tutta la periferia zona economica speciale per far sopravvivere artigiani e piccolo commercio. Continuiamo, come giornale, a chiedere e stimolare idee controcorrente, mentre lor signori dovranno applicare la legge che chiede di esternalizzare l’ottanta percento dei servizi pubblici. Cioè: altri licenziamenti. Ulteriore crollo dei servizi ai cittadini. Traduciamo brutalmente così lo stato dell’arte tra lavoro e speculazione imprenditoriale. Infine, ai 30 mila cittadini del nostro municipio che sono in quota parte in cassa integrazione, o sono stati licenziati, o che sono in difficolta con bollette e affitti, che cosa offrono e propongo i nostri candidati? La retorica del sostegno alle imprese? Senza un piano vincolante di tutela dei posti di lavoro e di tipologia degli interventi e relative scelte strategiche senza un ruolo pubblico di sostegno reale alla maggioranza della popolazione locale?
La campagna elettorale è iniziata ma zoppicca e traballa sotto i colpi della crisi post pandemia.

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