La banda dei quattro

La banda dei quattro

Nel VI municipio, dopo le disastrose performance di governo degli ultimi 20 anni, prima del centro-destra, poi del centro-sinistra e adesso dell’attuale maggioranza pentastellata, maledizioni e fato sembrano ancora soffocare il nostro territorio. Nello scorrere del tempo si rifacciano nell’agone politico locale gli allegri amici della “banda dei quattro burloni”. Stiamo parlando di ex presidenti municipali, di ex assessori, ex consiglieri o di attuali dirigenti di grosse imprese edilizie. Ovviamente viene da definirli così affettuosamente.

Non dubitiamo della loro onestà, notiamo e registriamo stranamente un loro attivismo dopo anni di assenza dal territorio. Attivismo carsico e “cenaiolo” di ex figure politiche del panorama politico locale: parliamo di personaggi che da anni non davano particolari segni di vita politica e sociale da queste parti. Nel loro mondo molto riservato si agitano proposte e pretese, mentre nel centro-sinistra romano non si avvertono neppure timidi vagiti di iniziativa politica pubblica, senza nessuna conseguente eco su come rimettere mano alla periferia, ma sopratutto su come mobilitare i suoi cittadini per una nuova stagione di riscatto oltre il Gra. Non che gli sia mai interessato, beninteso.

Liberal, de noantri
Abbiamo l’impressione che i “liberal de noantri” forse si accontentano dei ritardi del centro-destra che non ha ancora sciolto nodi e questioni per la candidatura a sindaco e dei presidenti di municipio. Mentre si attendono le doglie del centro-destra, l’allegra comitiva con il suo agire sottotono sembra avanzare delle pretese/diritti di prelazione sul destino istituzionale del nostro municipio, attraverso un’ulteriore deroga alla storia e non più solo al piano regolatore urbanistico della città.

È bene ricordare che in democrazia il consenso si conquista e non si eredita. Ma questo non so se la banda in questione se lo ricorda. O lo abbia mai saputo. In questo contesto, personalmente, non vorrei buttare il mio voto per scegliere chi governerà il territorio, in passato non mi sono mai astenuto e vi ho anche in alcuni casi combattuto, ma quando è troppo è troppo. Tanti come me non andranno a votare, se continuano balletti e danze da vecchio regime, il bipolarismo è finito da un pezzo! Fate i conti per il bene della città e della periferia, fate e facciamo mille passi indietro! Sono un ingenuo? Sì, rivendico oggi la mia ingenuità! Ma domani se regalerete di nuovo la Capitale alla peggiore destra d’Europa pensate a dove possa mandarvi.

Nell’articolo di ottobre chiamato “La città smarritascrivevamo:

«Per noi, la scelta di campo è partire dalle periferie e non invadere le periferie, riconoscere e favorire la partecipazione e la sovranità dei lavoratori e dei cittadini senza potere. Non si può continuare a dare le pacche sulle spalle alle periferie e andare a cena con le due sponde del Tevere: tra le rive del potere religioso e le sponde dei poteri bancari-immobiliari e finanziari delle Elites locali e transnazionali. La recente cronaca romana ci dice: che questo è stato il limite e la tragedia di tutti i governi cittadini degli ultimi decenni».

Presagio?

Roberto Catracchia

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