La città di Luigi Petroselli

La città di Luigi Petroselli

Il sette ottobre 1981 a Roma muore Luigi Petroselli. Era stato il primo Sindaco del PCI della Capitale. Nel ricordarlo, la prima cosa che vogliamo chiarire è che non ci interessa dare una mano di bianco all’album polveroso dei ricordi. O, peggio ancora,  utilizzare il suo nome solo ad uso e consumo per la prossima campagna elettorale che vedrà certamente contrapposti due lati di una identica medaglia a cui si farà, proditoriamente, riferimento al concetto del “meno peggio”. Oltre le commerazioni ci interessa ricordare la sua azione di governo nella Capitale e riscoprire che con il suo modo di governare produsse un’enorme redistribuzione della ricchezza a favore dei ceti popolari: fu un azione politica senza precedenti nella storia della città e che non rivedemmo mai più in seguito. Al centro del suo essere sindaco c’era sempre l’idea della giustizia sociale da attuare dove era sempre mancata: le borgate, i borghetti, le periferie.

Certo: i tempi sono cambiati, tuttavia riteniamo il suo esempio di straordinaria attualità. Tornare col pensiero a Luigi Petroselli aiuterebbe a riaprire una stagione di riscatto della Capitale e della sua sterminata periferia, sempre più una “città nella città”. Il suo ricordo ci stimola a nuove riflessioni e idee per la città e nei prossimi articoli parleremo della “città smarrita”, una “città smarrita” in senso lato; “se l’aria della città ci rende liberi” e della “città del lavoro smarrito”. Siamo pienamente consapevoli, infatti, che dopo 40 anni dal decesso di Luigi Petroselli, “il sindaco delle borgate”, l’aria è cambiata per tutti.

E nell’era dell’intelligenza artificale possiamo serenamente dichiarare che i bisogni umani non si siano semplificati ma che, anzi, crescono ulteriormentelà dove c’era già prima della tecnicizzazione intensità di bisogni e necessità. C’è bisogno di lavoro umano, purtroppo negato, da organizzare; c’è una potente richiesta latente di società, comunità, politica e soluzioni per uscire dall’era del liberismo e delle pandemie conseguenti.

Pubblicheremo, dunque, una serie di articoli per scavare su cosa è successo negli ultimi venti anni nella nostra città. Per queste ragioni ritorna utile l’esempio di Petroselli. ‘Gigi il rude‘, durante lo sciopero dell’Atac del 1980, di fronte alle contestazioni dei lavoratori del trasporto pubblico, si chiuse per giorni e notti in assemblea nei depositi Atac con tutti i lavoratori e alla fine portò un risultato. Per lavoratori ed utenti, per Atac e per la Città. La rappresentanza politica significava ascolto; voleva dire voglia di governare partendo dal basso. Stiamo parlando di una alta concezione della democrazia. Non di una piattaforma o di “liquidità”.

Petroselli governò solo 24 mesi, in quel periodo relativamente breve mutò, tuttavia, le basi fondamentali dell’economia romana e per via politica costruì il suo rapporto con la Capitale, senza l’investitura diretta dei cittadini, mentre la stagione dei sindaci odierni, viceversa si è da tempo esaurita con una serie di “primi cittadini” in ansia quotidiana per i sondaggi e per le pressioni dei gruppi di poteri dominanti del momento. Il “primo cittadino” adesso è solo impegnato a raccontare se stesso, riducendo le varie possibilità di governo del territorio, privilegiando interventi di breve durata ma di forte impatto mediatico. Il qui e subito è una costante irrinunciabile per chi vive l’effimero presente sondaggistico. Petroselli, al contrario, introduceva una relazione diretta con i cittadini per affermare una responsabilità di mandato sul programma, pur rimanendo sempre il capo di una parte, consapevole che era espressione di un tendenza storica di riscatto della città, ovvero di un più vasto movimento storico di emancipazione dei lavoratori e della periferia. Nell’era del coronavirus, con i mercati mondiali fermi e i magazzini stracolmi di merce che nessuno può comprare, o si riparte dal territorio e da necessari investimenti pubblici, oppure non si riparte prima del 2030. Petroselli rimane ancora oggi una bussola da seguire per capire le sfide della contemporaneità.

Roberto Catracchia

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