Ricordi e riflessioni ai tempi dell’isolamento #1

Ricordi e riflessioni ai tempi dell’isolamento #1

Il bar, la pizzeria, la profumeria, il negozio di abbigliamento, l’ottica…e poi una lunga strada di scorrimento veloce che sconfina nei quartieri che costituiscono o forse meglio, costruiscono la città.
E poi stradine piccole e strette che sfociano in agglomerati di cubi o rettangoli in cemento armato, cubi e rettangoli in cui “appartasse” che contengono altrettanti cubi e rettangoli, tante scatole di mattoni l’una a fianco e sopra le altre.
Perché mi viene in mente proprio la parola scatola?
Vediamo un attimo: tuffiamoci tra le consonanti e le vocali e cerchiamo..! Siamo nell’alto medioevo in Germania e ci si imbatte in una parola con tante consonanti ed una sola vocale che si traduce nella derivazione del verbi “coprire”, “nascondere”.
Saltelliamo negli anni e, sempre in Germania, con la rotazione consonantica approdiamo in un’altra parola, più moderna ma sempre con una sola vocale, che significa “tesoro”.
Ora, senza perdermi nel significato di questa ultima parola, voglio rimanere nella sua accezione più immediata e vicina ai nostri pensieri ossia cose preziose, gioielli forse, ricchezza comunque.
Tornando ai rettangoli e ai cubi, a queste scatole di cemento tra le stradine strette e soffocate, ci imbattiamo nella visione di spruzzi di luce che escono dai piccoli rettangoli ai lati dei grandi rettangoli….iniziamo a definire: piccoli rettangoli che sono finestre dentro stanze in appartamenti distribuiti nel grande rettangolo, il grande palazzone insieme ai grandi palazzoni delle periferie, dove gli immigrati dalla città del lavoro ogni giorno tornano per dormire.
Rettangoli che coprono e nascondono i tesori di una comunità, piccoli rettangoli che custodiscono valori diversi tra loro ed intimi e che sono tasselli di un mosaico da costruire.
Queste sono le realtà ai margini, le realtà che, se circoscritte nella pochezza della cultura, sfociano nel marcare il territorio per impadronirsene e dominarlo, le realtà che pendolano nella città del lavoro ogni giorno per “riposare in pace” nelle case, piccoli rettangoli nei grandi rettangoli di cemento nel deserto buio , freddo che congela la creatività, la curiosità, la fantasia e tutti i desideri.
di Claudia Pastorboni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.