La querelle di Avati-Lazio (ovvero: come siamo caduti così in basso, parte seconda)

La querelle di Avati-Lazio (ovvero: come siamo caduti così in basso, parte seconda)

Questo articolo, come si evince dal sottotitolo, è diretta conseguenza di quanto cominciato con la vicenda Via col vento, di cui abbiamo gia parlato tempo addietro.

Cominciamo dai fatti. Nel settembre del 2020 è uscito il nuovo libro di Pupi Avati dal titolo L’archivio del diavolo in cui si racconta una nuova storia del funzionario ministeriale Furio Momentè, già protagonista di Il Signor Diavolo. Cosa c’entra questo con Via col vento? Ci arriveremo.

Pochi giorni fa qualcuno si è accorto che uno dei personaggi ad un certo punto si riferisce ad un altro con l’appellativo “Laziale di merda”. E scoppia il finimondo. I tifosi (giustamente? In parte sì, ma non è questo il tema dell’articolo di oggi) si risentono, il caso scoppia sui social e nelle radio locali. Pupi Avati è costretto a scrivere una lettera di scuse a Lotito in rappresentanza della Lazio e di tutti i laziali.

Il caso si sgonfia? Niente affatto, perché i tifosi laziali, pardon, una parte dei tifosi laziali non ci sta e pretende che quella frase scompaia dalle successive ristampe del libro.

Cosa c’entra questo con Via col vento? Ci siamo arrivati.

Come ricorderete la piattaforma streaming HBO MAX aveva tolto dal catalogo il film di Victor Fleming perché dipingeva senza nessun tipo di condanna o altro una realtà razzista. Il film sarebbe poi riapparso con una introduzione che spiegasse il contesto storico del film.

Nell’articolo che avevamo dedicato all’argomento accennavamo ad un rischio, un rischio che si è palesato, tra l’altro, proprio nel caso Avati-Lazio.

Stiamo rischiando un ritorno prepotente alla censura. Ma una censura non di stato (come quella delle dittature o anche di democrazie come quella italiana dal dopoguerra fino a pochi anni fa) o di religione (come i tagli fatti arbitrariamente sulle pellicole nelle sale parrocchiali), ma una ancora più grave censura popolare.

Poco importa se quella frase serve a descrivere con più precisione un contesto. Mi offende, offende la mia fede (che sia religiosa, politica o calcistica non fa differenza) quindi deve sparire.

Vi propongo due link a film di qualche anno fa.
Partiamo con Alberto Sordi nel film “Il marito”: https://www.youtube.com/watch?v=WwFIkE5lKho
Frasi che definiscono il personaggio interpretato dal grande Albertone e il suo rapporto con la moglie. Avrebbe potuto interpretare un laziale e prendersela con i romanisti? Sì. Ha importanza ai fini del racconto? No.

Il secondo link riguarda un episodio tratto da “I mostri”: https://fb.watch/3tsSk0IRAQ/
Gassman interpreta un poveraccio che non può comprare le medicine ai figli ma trova il modo di andare a vedere la partita della Roma.
Avrebbe potuto intepretare un laziale? Sì. Ha importanza ai fini del racconto? No.
Il primo film è del 1958, il secondo del 1963.
Hanno creato scompiglio? No. Registi e attori si sono dovuti scusare? No.
Sembra stupido farlo, ma dobbiamo domandarci il perché, con un discorso che potrebbe allargarsi a temi più ampi e, in definitiva, più importanti.

Badate, non stiamo parlando di articoli di giornale, e qui i laziali hanno pieno diritto di lamentarsi per trattamenti di cui parleremo prossimamente, ma di film e libri che raccontano storie di personaggi che devono essere definiti.

Non ho, ancora, letto il libro di Avati quindi non so chi sia il personaggio che pronuncia la frase di cui sopra, ma proprio non avendolo letto posso fare un esempio che possa far comprendere in quale ginepraio ci stiamo infilando.

Mettiamo che quel personaggio sia un poco di buono che va in giro ad ammazzare gente. Si riferisce con quell’appellativo a uno che sta per uccidere. Chi si dovrebbe offendere, un laziale per la frase usata o un romanista perché accostato a un assassino?

La mia risposta è nessuno dei due, perché quella frase sta lì a definire un personaggio. Un personaggio che si esprime in modo volgare. Un personaggio che proprio per questo suo modo di esprimersi non è sicuramente una bella persona.

Basta ragionarci su.

E invece si invoca una cancellazione di quella frase dalle prossime ristampe.

Dicevo che un discorso del genere potrebbe allargarsi, e in parte lo ha già fatto.
Molti film degli anni ‘70 sono letteralmente spariti dalla circolazione perché parlavano di sesso e minorenni. Qualcuno può obiettare che non si trattasse di capolavori della storia del cinema, il gusto è soggettivo, ma io mi chiedo quando toccherà a Lolita di Stanley Kubrick, ad esempio. Quei film erano lo specchio di un certo tipo di società del tempo e hanno un’importanza storico-sociale di non poco conto. Accompagniamoli come Via col vento con una introduzione che ne spieghi il contesto, non facciamoli sparire.

E penso ad uno scrittore, che sia di libri, di film o di fumetti. Di cosa potrà scrivere per non offendere nessuno? E perché non deve offendere nessuno?

Cerchiamo di porre un freno a certe cose, perché rischiamo grosso, sia per le opere passate che per le opere a venire.

Ivan Mattei

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