Cecchetti, «Una “Coloronda” in ogni quartiere»

Cecchetti, «Una “Coloronda” in ogni quartiere»

Quasi 150 artisti di strada provenienti da tutta la città, l’evento, Coloronda, è senza dubbio riuscito. Da stamattina alle 10 su Viale Tor bella monaca il grigio del cemento armato scompare per far posto ai colori vaporizzati delle bombolette spray e della creatività metropolitana.

L’organizzatore

Foto «La Rinascita delle Torri»

«Quella di oggi è una manifestazione che sta all’interno di Coloronda sui muri di Tor bella monaca. Un progetto in cui l’arte di strada, street art, dà il proprio contributo ai processi di rigenerazione urbana: un valore aggiunto, una possibilità per tutte le artiste e gli artisti che vogliono esprimere qualcosa su dei muri liberi». A parlare è Mario Cecchetti, del Chentro sociale di Tor bella monaca, Largo Mengaroni.
«A mio parere – ha continuato l’esponente del Chentro – dovrebbe esserci un Coloronda in ogni quartiere in modo che l’arte di strada trovi il proprio sbocco e la propria espressione ravvivando il grigiore della periferia».

Guardare oltre
Senza dubbio si tratta di un evento riuscito che non ha avuto solo il merito di aver cancellato deplorevoli scritte di carattere neofascista sul curvone di Via di Tor bella monaca, ma ha fatto anche modo di colorare il territorio circostante, preda di degrado (il topo morto a due passi dai writers, poco prima delle scalette che portano Via del fuoco sacro, sta lì a dimostrarlo), vandalismo e sporcizia. Crediamo, tuttavia, sia necessario andare oltre.

Oltre significa non soltanto rigenerare i muri grigi di Tor bella monaca ma provare a rendere nuovamente partecipe la periferia e i suoi quartieri nella vita della città di Roma. Un muro colorato, anziché monocolore, è senza dubbio espressione dell’arte e delle potenzialità vive che uno o più quartieri, nella maggior parte dei casi quelli con più indice di disagio sociale, possiede. Non è abbastanza. Gli spazi alla periferia di una grande città non devono – né possono – essere un crogiolo di potenzialità inespresse o pieni di disagio “ma anche” di altro. La bellezza dei luoghi – reale o presunta – non conferisce alcun valore aggiunto ad un territorio sconfinato che non ha risposte alle domande che pone da troppi decenni, né possono essere sostituite da una mano di vernice o da un’associazione, dato che il cui ruolo delle amministrazioni locali e cittadine è sempre meno rispondente ai bisogni e alle necessità di chi abita queste zone.

Dalle parti di questo piccolo giornale riteniamo sia fondamentale una rinascita, per l’appunto, dell’intero sistema di quartieri che orbita attorno alla periferia est di Roma. Rigenerazione, spesso, non fa rima con rinascita: per cui un quartiere può avere un miglior aspetto esteriore ma le medesime asperità e contraddizioni prima dell’intervento degli artisti di strada. Non può – né crediamo potrà – esistere per sempre una periferia che è doppiamente ostile ed escludente rispetto a chi vi abita.
Far fare rima ai termini rinascita e rigenerazione è la vera questione della periferia e il compito di una politica, locale e centrale, sorda alle istanze del quadrante più densamente popolato di Roma.
Le contraddizioni fra centro e periferia esisteranno e continueranno ad esserci. La vera questione non sta – o non risiede più –  nella sola loro osservazione ed interpretazione: il punto vero sta nell’esacerbarle e far mutare pelle al rapporto centro/periferia.

Marco Piccinelli

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