Sulla Sardegna, sul Covid e sulle responsabilità. Diario di viaggio tra le misure di sicurezza.

Sulla Sardegna, sul Covid e sulle responsabilità. Diario di viaggio tra le misure di sicurezza.

Sono rientrato dalla Sardegna la sera del 23 agosto.
Sardegna al centro delle polemiche per i casi di Covid che rientrando nel “continente” hanno infettato un po’ tutte le Regioni, con il Lazio in testa.
La mia esperienza di turista su questa bellissima isola, durata una settimana, e tutte le misure di prevenzioni messe in atto.
La partenza.
Mi è stato richiesto dalla Regione Sardegna di effettuare la registrazione al sito Sardegna Sicura (https://sus.regione.sardegna.it/sus/covid19/regimbarco/init) dove il turista, oltre alle generalità, al luogo dove si sarebbe passata la vacanza, ed alla solita autocertificazione, avrebbe dovuto confermare 48 ore prima della partenza di non essere stato a contatto con infetti e di non avere sintomi. Successivamente tramite la mail ricevuta si poteva istallare l’App Sardegna Sicura (https://play.google.com/store/apps/details?id=it.regione.sardegna.autorizzazionicovid19&hl=it), cosa che ho naturalmente fatto, generando un codice QR che sarebbe servito per prendere il traghetto.
La compagnia Grimaldi Lines invece mi ha chiesto di scaricare il modulo di autocertificazione (https://www.grimaldi-lines.com/it/form-autodichiarazione-covid-19/) e di consegnarlo all’imbarco.
Arrivato al porto di Civitavecchia, ci hanno controllato i biglietti, fatto salire sul traghetto e oltre a non aver misurato la temperatura né a me e neanche alla mia famiglia, nessuno ci ha controllato il fatidico codice QR e tantomeno ritirato il modulo di autocertificazione della Grimaldi Lines.
All’arrivo del traghetto una calca nei pressi delle scale che faceva impressione, alla faccia della sicurezza!
Scendiamo dalla nave e ci prendono la temperatura in modalità drive-in.
In sostanza saremmo partiti anche senza registrarsi, senza moduli e scartoffie.
Questa è la sicurezza sbandierata dalla Regione Sardegna?

Arriviamo al viaggio di ritorno.
L’ansia per le dichiarazioni di Zingaretti, cercando di capire se con l’imbarco ci fossero questi benedetti tamponi o meno, ci impongono una partenza con buon anticipo. Arriviamo all’imbarco, ansiosi.
Stavolta ci misurano la temperatura prima di entrare sulla nave, ritirano immediatamente i moduli dell’autocertificazione, e seguiamo la consueta fila delle macchine fino al parcheggio interno del traghetto, sempre Grimaldi Lines. Nessun tampone.
Al momento di scendere a Civitavecchia, ho immortalato l’assembramento di persone in fila per scendere nei garage (foto allegata), nell’attesa di scendere dal traghetto, forse vista anche l’attesa abbastanza lunga, è circolata la notizia di tamponi all’uscita, con reazioni tra lo scandalizzato “sono anticostituzionali!” e il preoccupato “il tampone va pure bene ma i bambini devono cenare, a saperlo prima! Quanto ci vorrà?”
Infine seguendo il serpente delle macchine aumentava la curiosità per ciò che ci si aspettava.
Bè la sorpresa non c’è stata, neanche la misurazione della temperatura.
Abbiamo letto dell’attivazione dei box di controllo si sabato 23 agosto da parte della Regione Lazio. Ieri sera forse erano a prendere un caffè, perché nessuno ha messo in campo nulla per prevenire i casi da rientro.
Durante la vacanza abbiamo letto dei casi di Covid nelle discoteche. Stupirsi dello stupore è stato il sentimento provato. Ora come accaduto per i podisti durante il lockdown, i nuovi untori sono i ragazzi che hanno affollato le discoteche non mantenendo le misure di distanziamento, non utilizzando la mascherina (cosa che intendiamoci, non va bene per niente!). Ma aprendo le discoteche in Sardegna, cosa si aspettava sarebbe successo? Che i giovani ventenni, si sarebbero messi a ballare distanziati, con la mascherina e a mezzanotte tutti al letto? Chi scrive non frequentava discoteche, anzi era una luogo che pur mal digeriva, quando aveva l’età per andarci.
Purtroppo come accade sempre più spesso però, si attacca una categoria, mettendola alla gogna e quelli che realmente hanno le responsabilità la passano liscia. La politica , ad esempio, che non si assume la responsabilità di chiudere tutte le discoteche (magari sotto pressione di qualche imprenditore del divertimento, verrebbe da pensare maliziosamente), e lo fa solo il 16 agosto a danno fatto, o lanciando accuse verso un’altra Regione come ha fatto Zingaretti, o tacendo come sta facendo il governo, per poi “bastonare” i ragazzi.
Questa è la fotografia di questo paese, con le regioni che hanno un potere enorme e non collaborano rimpallandosi le responsabilità, un governo che “galleggia” e non prende mai una decisione per non scontentare questo o quel potentato.
Il Covid-19 ha evidenziato ancora di più quanto la politica punti esclusivamente allo scaricare responsabilità sugli altri, senza affrontare di petto i problemi reali.

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