Coronavirus, a Torre Maura le mascherine vengono regalate da Pino

Coronavirus, a Torre Maura le mascherine vengono regalate da Pino

Fotografia di © Matteo Nardone pubblicata dalla pagina Facebook della sartoria “Tutto in un lampo”

Torre Maura è di nuovo sulla proverbiale bocca di tutti. Stavolta non a causa di disordini a sfondo razziale sobillati da organizzazioni neofasciste ma per la solidarietà che è riuscita a mettere in moto.
La pandemia che investe il Pianeta e le misure restrittive conseguenti che stiamo vivendo sulla nostra  pelle, impongono l’ormai noto «distanziamento sociale» così come l’utilizzo delle mascherine per poter entrare negli esercizi commerciali che devono – o possono – rimanere aperti. In tempi di crisi economica e sociale, però, i dispositivi di protezione necessari diventano facile preda di speculazioni economiche e del mercato: diventano obbligatori ma trovarne acquistabili è una rarità.
C’è chi dice sia il miglior mondo possibile ma intanto poche persone hanno giocato al rialzo (astronomico) dei prezzi di dispositivi di protezione, così come fu per l’Amuchina nei primi giorni di epidemia.
Ma qui a Torre Maura non sempre la vita procede come al solito, ordinaria.

Anche stamattina c’è stato molto da attendere per ricevere le mascherine da Pino, la cui storia ha popolato pagine e portali di ogni quotidiano cittadino e nazionale: dal «Messaggero» a «Vita»: le persone si mettono diligentemente in attesa fuori dalla porta che fa angolo con Via dei gabbiani, rispettando le distanze tra di loro.
Proprio al periodico «Vita», Pino ha dichiarato di realizzare circa «700 mascherine al giorno». Certo, «non protegge dal virus» ma «se la indossi ti aiuta a ricordare che in questi giorni dobbiamo assumere atteggiamenti più consapevoli e rispettare le distanze». Non sono mascherine certificate ma sono state realizzate in «tnt [tessuto non tessuto] un materiale molto resistente, e hanno tre strati». Persino Virginia Raggi, sindaco di Roma, è giunta personalmente a Torre Maura per stringere la mano – a distanza, s’intende – a Pino il sarto.

A distanza di un anno dei fatti che fecero conoscere Torre Maura a tutto il mondo, con articoli prodotti perfino dal «Guardian», dal «The Wall Street Journal» e che ha fatto sì che nascesse questo nostro piccolo progetto di informazione e opinione al fine di raccontare un’altra realtà, il quartiere torna a far parlare di sé.
Sembra passata una vita intera, e invece è solo un anno.
Sembrano spazzati via i fantasmi di quell’orrendo ritornello scandito da sobillatori a braccio teso, che in realtà sono sempre in agguato dietro l’angolo: “casa e lavoro non ce l’abbiamo noi non ce l’avranno loro”. Come se quel loro adesso non sia anche un noi.
Sta a proprio a noi cogliere la difficile situazione attuale per capire che, fuori da un mondo fatto di propaganda, di chi ci vorrebbe contro l’altro più povero di noi, siamo inseriti in un sistema che considera naturale continuare a mandare avanti le industrie non necessarie al paese in un momento come questo.
Come se la produzione di automobili potesse continuare, senza dispositivi di protezione, senza distanza di sicurezza, in una circostanza che ci vede chiusi a casa obtorto collo.
Sta proprio a noi indirizzare nel verso giusto la nostra rabbia e la nostra frustrazione.
Solo dopo aver fatto esperienza della gratitudine di Pino.

Articolo originariamente pubblicato su “La Rinascita di Torre Maura”

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