Vivere in estrema periferia

Vivere in estrema periferia

Con i sindaci Luigi Petroselli e Ugo Vetere, i cittadini di questa parte della città si erano illusi che finalmente tutto sarebbe cambiato, quei sindaci hanno levato dal degrado più assoluto l’estrema periferia romana. Ricordo le baraccopoli sotto gli acquedotti, ricordo le borgate senza acqua, senza fogne, senza strade, senza gas, senza trasporti, senza scuole e mi scordo sicuramente di qualche “senza”. Le mancanze superavano le certezze. Oggi, a distanza di quarant’anni, le borgate romane godono di quei servizi che furono portati da quei sindaci, ma tutto si è fermato lì, tranne qualche eccezione. La conformazione di questi “quartieri”, case di piccole dimensioni, sparse su un territorio enorme, quasi sempre di proprietà, nasconde in qualche modo gli stessi problemi che attanagliano i quartieri come Tor Bella Monaca, Ponte di Nona o altri quartieri con i palazzoni, dove le problematiche sono concentrate.

Esondazione del fosso di Centocelle (1942)

Anche qui si spaccia, si spara, si accoltellano persone, si ruba negli appartamenti, si aggrediscono persone per le strade, si rapinano negozi e uffici postali ecc. La differenza consiste che le borgate non stanno alla ribalta della cronaca: quello che succede non fa notizia. Spesso i cittadini sono costretti ad esporsi nei confronti dei malavitosi perché le istituzioni sono lontane, le pattuglie dei carabinieri, della polizia, della “municipale” difficilmente percorrono queste strade, e se sollecitate non rispondono o rispondono con sufficienza. Lo slancio generoso dei cittadini volontari che in alcuni casi si sostituiscono alle istituzioni, viene mortificato dall’atteggiamento menefreghista delle stesse. In questo contesto è estremamente difficile far crescere quella coscienza capace di trasformare la società, il senso civico, la voglia di partecipare, l’orgoglio di sentirsi parte di una comunità sono stati offesi da anni d’incuria, la colpa è della classe dirigente? Sicuramente i partiti che hanno deciso di abbandonare il rapporto diretto con i cittadini hanno delle responsabilità, modificare questo stato di cose oggi è estremamente difficile. E poi l’immagine della deriva politica, dell’affarismo, dei connubi con la malavita organizzata, non aiuta, tanto più che chi ieri ha vissuto quella illusione di veder trasformata la borgata in quartiere, oggi ha oltre settanta anni.

 

Giulio Marchetti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.