Sindaci e Batman, ma non siamo (ancora) a Gotham city

Sindaci e Batman, ma non siamo (ancora) a Gotham city

Correva l’anno 1993. Roma non era ancora Roma Capitale ma semplicemente, quanto ovviamente, il Comune di Roma. Il nostro era ancora l’ottavo municipio, per i nostalgici: l’ottava circoscrizione. E, assurdo, c’era addirittura ancora la Provincia di Roma e cittadine e cittadini erano chiamati a rinnovare Presidente e Consiglio provinciale ogni cinque anni. Ora si chiama Città metropolitana e i consiglieri li decidono gli eletti al Campidoglio.

Ma torniamo a noi. In quell’anno si credeva che la soluzione di tutti i mali italici fossero alcuni aggiustamenti istituzionali: bisognava dare più poteri al sindaco eletto. Erano poteri monocratici, affidati al Sindaco appena nominato. Dopo 20 anni vediamo che le cose sono molto più complesse. Siamo di fronte al crollo del modello di governo delle città assegnate al super sindaco. Batman era ancora solo un personaggio da film hollywoodiano. D’altronde non siamo (ancora) a Gotham city.
Il centro-sinistra è stato l’attore principale di questi processi di revisione della natura degli enti locali. Le stesse alleanze si sono così esaurite e diventate un ricordo sfumato. Si dimenticava che la natura stessa del sistema maggioritario per le modalità di elezione del sindaco, portavano con sé rischi e pericoli senza precedenti per la tenuta del tessuto democratico delle comunità territoriali. Limiti che si sono presentati puntualmente così come le dinamiche di consenso, terribili e veloci nel posizionare i voti degli interessi forti sul cavallo vincente. A questo seguivano deliri di onnipotenza dell’eletto e ricatti sotto banco dei creditori. Il vincitore aveva firmato troppe cambiali con le oligarchie locali e internazionali. Il popolino intanto si era sfogato, prima con le primarie, poi con il voto di scambio oppure con il sempreverde voto di paura. Altri avevano scelto il non voto. Tra popolo e istituzioni si scavava un solco divisorio, una distanza sempre più profonda.
E dopo il Coronavirus? Lo spettacolo dato da sindaci e presidenti di regioni conferma e riconferma il dato descritto.
Di fronte al crollo della sanità e dei servizi pubblici essenziali i primi cittadini d’italia rispondono con battutine on line da oratorio.

E non siamo (ancora) a Gotham City.

Roberto Catracchia
Antonio Leone

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