Asia-Usb: «Non più guerra ai poveri ma alla povertà!»

Asia-Usb: «Non più guerra ai poveri ma alla povertà!»

All’indomani della firma sulla direttiva che indica agli uffici anagrafici le linee guida per ricevere le dichiarazioni di residenza a chi vive in un alloggio pubblico senza però poter esibire un titolo amministrativo, il presidente del VI municipio ha dichiarato che darà indicazioni contrarie all’ufficio anagrafico territoriale di sua competenza.

È bene ricostruire il percorso che ha portato alla deroga all’art. 5, frutto delle lotte e delle mobilitazioni promosse dai movimenti per il diritto all’abitare insieme ad Asia-Usb.

Il 23 maggio 2014 venne convertito in legge il decreto “recante misure urgenti per l’emergenza abitativa, per il mercato delle costruzioni e per Expo 2015”, il cosiddetto decreto Renzi-Lupi, che all’art. 5 impedisce a chi non possiede un titolo di regolare assegnazione di poter allacciare utenze ed avere la residenza.

Questo provvedimento, il quale mirava a disincentivare al massimo le occupazioni, non ha funzionato. Le occupazioni di alloggi tenuti colpevolmente vuoti per anni e non assegnati, sono l’effetto di una condizione di oggettiva difficoltà delle famiglie a poter accedere in altro modo ad un’abitazione. A ciò va aggiunta la storica e cronica mancanza di politiche abitative, sia a Roma che nel resto del paese.

Questa norma oltretutto è incompatibile con la legge che regola le residenze e contiene diversi aspetti di dubbia Costituzionalità. Ciononostante è stata votata da tutto il Parlamento, dimostrando in effetti negli anni, che oltre ad essere ingiusta, è anche inefficace ed al contrario dannosa.

Infatti, senza residenza né il comune né chi si occupa della pubblica sicurezza ha l’immediata contezza di chi vive nelle case popolari e più in generale in città, ciò produce un effetto opposto cioè il controllo del territorio. Inoltre si sono spesso riscontrati ulteriori fenomeni di illegalità prodotti dall’alta ricattabilità dei nuclei sprovvisti di residenza i quali in certi casi, spinti dalla disperazione, sono disposti a tutto pur di ottenerla. Non avere residenza rende più deboli e quindi più ricattabili soprattutto i nuclei in cui vivono minori, che hanno bisogno del pediatra, dell’Isee per accedere alle agevolazioni a loro dedicate ad esempio nel percorso formativo etc o in generale altre forme di previdenza sociale come assegni sociali, invalidità civili, reddito di cittadinanza ed altro.

Nel dibattito generale scaturito in seguito alla firma della direttiva per mano del sindaco di Roma Capitale manca ad oggi un’analisi attenta ed oggettiva, da parte delle destre e della stampa controllata dagli stessi gruppi economici che detengono immensi patrimoni immobiliari, riguardante la situazione abitativa del nostro paese. L’Italia continua ad essere in Europa la nazione con la percentuale più bassa di edilizia residenziale pubblica. Non sono stati previsti piani né investimenti per incrementare il patrimonio pubblico. Il PNRR non destina neanche un euro all’aumento della quota di patrimonio pubblico destinato a soddisfare la richiesta di case ad affitti sostenibili se commisurati ai redditi.

Di cosa sono frutto gli oltre due milioni di sfratti emessi negli ultimi venti anni se non dell’incidenza che i canoni figli della Legge 431 del 1998 hanno esercitato sui salari?

I 4500 sfratti in esecuzione solo a Roma, interessano forse famiglie che si sono divertite a non pagare gli affitti o vi è un drammatico problema legato alla questione Casa-Salario-Affitto? Ed infine, quelle famiglie, una volta sfrattate ed abbandonate dalle situazioni e dagli enti che dovrebbero proteggerle ed aiutarle, spariranno o occuperanno il primo alloggio vuoto ed inutilizzato?

Per questo chi governa il territorio, in questo caso il Presidente del Municipio VI, dovrebbe preoccuparsi di individuare le cause di certi fenomeni e non limitarsi a fare spot propagandistici contro chi viene accomunato a clan della criminalità organizzata. Anche perché prendere la residenza in un alloggio pubblico occupato non dà diritto all’assegnazione. E il punto è esattamente questo. Se la regolarizzazione della Regione Lazio, votata a febbraio 2020 (anche da Fratelli d’Italia in fase di emendamenti) avesse avuto come limite il 2019, oggi non staremmo qui a parlare. Pertanto stupisce che il Presidente del municipio faccia certe affermazioni.

Chi non è rientrato nella sanatoria al 23 maggio 2014 oggi è esattamente quella parte di popolazione che potrà quantomeno avere sia la residenza che le utenze, pagando dunque i propri consumi. Una realtà completamente diversa da come è stata narrata.

Nel pieno di una crisi economica come quello odierna, all’interno della quale sempre più famiglie hanno difficoltà a pagare affitti, mutui, bollette e addirittura beni alimentari, il Presidente del municipio potrebbe scrivere al Presidente del Consiglio, esortandola ad aumentare la paga oraria introducendo un salario minimo di almeno 10 euro nette all’ora, oppure potrebbe suggerirle di tassare gli extraprofitti di chi vende energia ed usare quei soldi per calmierare le bollette, anziché togliere il reddito di cittadinanza o sparare a zero su chi per necessità ha occupato un alloggio abbandonato. In fondo (e purtroppo) Il VI municipio è il più povero di Roma.

Dia l’esempio. Non più guerra ai poveri ma alla povertà!

Comunicato stampa apparso sul sito dell’organizzazione sindacale: https://asia.usb.it/leggi-notizia/asia-usb-tbmla-guerra-ai-poveri-parte-dal-vi-municipio-1131.html

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